
1) Socrate e il rifiuto della scrittura. Il mito di Theuth.
Il dialogo platonico Fedro  dedicato all'amore, all'indagine
sulla natura dell'anima umana e a una analisi accurata della
retorica e della dialettica. Verso la fine del dialogo, per
affrontare il problema del valore del discorso scritto, Platone,
come in altre occasioni, utilizza un mito. Attraverso il mito di
Theuth, Socrate mostra che conoscenza e sapienza non sono la
stessa cosa. Chi aumenta le proprie conoscenze leggendo gli
scritti degli altri, facilmente pu pensare di aumentare cos
anche la propria sapienza. Ma si tratta di una presunzione
infondata e pericolosa.
Platone, Fedro, 274 c-276 a (vedi manuale pagina 68).
1   [274 c] [...]Socrate - Ho sentito narrare che a Naucrati
d'Egitto dimorava uno dei vecchi di del paese, il dio a cui 
sacro l'uccello chiamato ibis, e di nome detto Theuth. Egli fu
l'inventore dei numeri, [d] del calcolo, della geometria e
dell'astronomia, per non parlare del gioco del tavoliere e dei
dadi e finalmente delle lettere dell'alfabeto. Re dell'intiero
paese era a quel tempo Thamus, che abitava nella grande citt
dell'Alto Egitto che i Greci chiamano Tebe egiziana e il cui dio 
Ammone. Theuth venne presso il re, gli rivel le sue arti dicendo
che esse dovevano esser diffuse presso tutti gli Egiziani. Il re
di ciascuna gli chiedeva quale utilit comportasse, e poich
Theuth spiegava, egli disapprovava ci che gli sembrava [e]
negativo, lodava ci che gli pareva dicesse bene. Su ciascuna
arte, dice la storia, Thamus aveva molti argomenti da dire a
Theuth sia contro che a favore, ma sarebbe troppo lungo esporli.
Quando giunsero all'alfabeto: Questa scienza, o re - disse Theuth
- render gli Egiziani pi sapienti e arricchir la loro memoria
perch questa scoperta  una medicina per la sapienza e la
memoria. E il re rispose: O ingegnosissimo Theuth, una cosa  la
potenza creatrice di arti nuove, altra cosa  giudicare qual grado
di danno e di utilit esse posseggano per coloro che le useranno.
E cos ora tu, per benevolenza verso l'alfabeto di cui sei [275 a]
inventore, hai esposto il contrario del suo vero effetto. Perch
esso ingenerer oblio nelle anime di chi lo imparer: essi
cesseranno di esercitarsi la memoria perch fidandosi dello
scritto richiameranno le cose alla mente non pi dall'interno di
se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ci che tu
hai trovato non  una ricetta per la memoria ma per richiamare
alla mente. N tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai
solo l'apparenza perch essi, grazie a te, potendo avere notizie
di molte cose senza insegnamento, si crederanno d'essere
dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con
loro sar [b] una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni
invece che sapienti. Fedro - O Socrate, ti  facile inventare
racconti egiziani e di qualunque altro paese ti piaccia! Socrate -
Oh! ma i preti del tempio di Zeus a Dodona, mio caro, dicevano che
le prime rivelazioni profetiche erano uscite da una quercia. Alla
gente di quei giorni, che non era sapiente come voi giovani,
bastava nella loro ingenuit udire ci che diceva la quercia e la
pietra, purch [c] dicesse il vero. Per te, invece, fa differenza
chi  che parla e da qual paese viene: tu non ti accontenti di
esaminare semplicemente se ci che dice  vero o falso. Fedro -
Fai bene a darmi addosso anch'io son del parere che riguardo
l'alfabeto le cose stiano come dice il Tebano.
2   Socrate - Dunque chi crede di poter tramandare un'arte
affidandola all'alfabeto e chi a sua volta l'accoglie supponendo
che dallo scritto si possa trarre qualcosa di preciso e di
permanente, deve esser pieno d'una grande ingenuit, e deve
ignorare assolutamente la profezia di Ammone se s'immagina che le
parole scritte siano qualcosa di pi [d] del rinfrescare la
memoria a chi sa le cose di cui tratta lo scritto. Fedro - E'
giustissimo. Socrate - Perch vedi, o Fedro, la scrittura  in una
strana condizione, simile veramente a quella della pittura. I
prodotti cio della pittura ci stanno davanti come se vivessero;
ma se li interroghi, tengono un maestoso silenzio. Nello stesso
modo si comportano le parole scritte: crederesti che potessero
parlare quasi che avessero in mente qualcosa; ma se tu, volendo
imparare, chiedi loro qualcosa di ci che dicono esse ti
manifestano una cosa sola e sempre la stessa. E una volta che sia
messo in iscritto, ogni discorso arriva alle mani di tutti, tanto
di chi l'intende tanto di chi non ci ha nulla [e] a che fare; n
sa a chi gli convenga parlare e a chi no. Prevaricato ed offeso
oltre ragione esso ha sempre bisogno che il padre gli venga in
aiuto, perch esso da solo non pu difendersi n aiutarsi. Fedro -
Ancora hai [276 a] perfettamente ragione. Socrate - E che?
Vogliamo noi considerare un'altra specie di discorso, fratello di
questo scritto, ma legittimo, e vedere in che modo nasce e di
quanto  migliore e pi efficace dell'altro? Fedro - Che discorso
intendi e qual  la sua origine? Socrate - Il discorso che 
scritto con la scienza nell'anima di chi impara: questo pu
difendere se stesso, e sa a chi gli convenga parlare e a chi
tacere. [...].

 (Platone, Opere, volume I, Laterza, Bari, 1967, pagine 790-792)

